(Fonte: strangewood)
Seguendo:
Ice Age Is Coming 
Una giovane che vede riflessa nello specchio la sua immagine con quella del diavolo era un’allegoria della Vanità molto frequente nella didattica popolare del medioevo. Incarnazione della Superbia, la ragazza rappresentava il desiderio femminile di piacere agli altri, la mondanità voluttuosa. Ma la sua autocontemplazione si interpretava soprattutto nel senso religiosamente universale che gli era stato dato da Sant’Agostino, per il quale la “Vanità” costituisce il vero peccato di Lucifero e di Adamo, la causa del loro distacco da Dio. E’ in questo spirito che Sebastian Brant ha trattato il tema della vanita’ nella sua Nave dei folli. In modo analogo a Bosch, egli la pone a fianco del trono di Satana:
E’ davanti a noi l’abominevole Vanita’, la cui natura e’ tale che ha precipitato dal cielo il piu’ glorioso degli angeli e non ha lasciato in Paradiso il primo uomo. Che essa non regni mai piu’ sulla terra, e vada a sedersi accanto a Lucifero nell’Inferno.
L’illustrazione corrispondente a questo passo della Nave dei folli non e’ giunta a esprimere il significato piu’ profondo della Vanita’. Essa si ferma alla satira sociale. Una giovane riccamente vestita e’ seduta davanti a un boschetto di noccioli, luogo di piacere spensierato della gioventu’; e si contempla in uno specchio, senza sospettare di essere seduta sulla panca del diavolo. Costui appare nelle vesti di un mostruoso rapace e tira via la panca dal di sotto. Ma nessuna relazione visibile e’ stabilita tra il diavolo e lo specchio. Il disegnatore non e’ riuscito a riflettere nello specchio il volto del diavolo a fianco di quello della giovane, vanificando cosi’ il senso dell’allusione.
Trattando lo stesso tema Bosch dimostra in maniera clamorosa la sua superiorita’. La scena intera e’ questa volta strutturata sul doppio riflesso nello specchio. Bosch demonizza allo stesso tempo noccioleto e specchio e li trasforma in apparizioni diaboliche. Secondo credenze popolari, molto diffuse in quei tempi, il diavolo si procurava volentieri avventure amorose nelle siepi di nocciolo, ritenuto albero magico: se ne ricavavano bacchette divinatorie e altre verghe magiche. Cosi’ Bosch ha trasformato il suo spettro diabolico in un tronco biforcuto che eleva i suoi rami allo stesso modo del nocciolo. Al tronco ha appeso uno specchio, in maniera tale che esso ricopre completamente la parte posteriore del demone; cio’ illustra la sottigliezza del Tentatore nel travestirsi, e definisce lo specchio come l’occhio posteriore del diavolo.
La giovane si e’ lasciata prendere in trappola e Bosch la dipinge, con sensibilita’ acutissima, nell’istante in cui fa la terrificante scoperta: nell’istante in cui, nello specchio, percepisce, a lato del suo viso, la smorfia orribile del diavolo. Essa perde coscienza, cade all’indietro. Nello stesso momento sente la stretta glaciale, mortale delle due zampe di salamandra del demone bruscamente sorto al suo fianco, e percepisce un rospo umido che striscia tra i suoi seni.
Bosch non si e’ fermato a questo; egli ha innestato con tale accortezza questo motivo popolare nell’insieme della concezione del suo dipinto che lo specchio diabolico ne riceve una luce nuova: lo specchio risveglia ora dei ricordi in colui che osserva e lo induce a un ritorno all’indietro. I tratti della giovane sedotta, di una bellezza primitivamente immacolata, sono infatti la riproduzione esatta di quelli della Eva del suo Paradiso.

Con la differenza che li’ la donna abbassava gli occhi pudicamente e qui li abbassa con vergogna; che li’ i suoi capelli cadevano in bei riccioli curati e qui appaiono disfatti, umidi, e il suo volto non e’ piu’ illuminato da un’attesa piena di speranza e di freschezza, ma riflette una disperazione senza fine. Nel suo rigore logico Bosch e’ arrivato al punto da conferire alla seconda Eva l’esatto atteggiamento di Adamo, ma rovesciato come in uno specchio. Nei due casi i personaggi sono seduti per terra, le gambe sottili, strettamente serrate, stese obliquamente, il busto leggermente piegato all’indietro e appoggiato su un braccio. Nei due casi, il tertium comparationis e’ il concetto morale di “speculatio” (Spiegelschau). La creatura unita a Dio, quale e’ Adamo, aspira a riconoscere il proprio essere in Dio, modello originario, mentre l’essere distaccato da Dio non ricerca nello specchio che la propria bellezza. E’ divenuto lo schiavo della vanita’ e dell’egoismo, fonti dei vizi piu’ abominevoli, secondo il Libero Spirito [setta adamitica rinascimentale, N.d.T.].

Nella sua qualita’ di seconda Eva, in questo pannello dell’Inferno in cui tutti gli altri personaggi sono di sesso maschile, questa giovane rappresenta il sesso femminile. [ … ] L’”Inferno dei giocatori” non ci mostra la donna, se non come prostituta. Questa cantiniera avida, serva della Dama della Fortuna, si e’ sacrificata sull’altare dei piaceri del mondo. La sua vicina, la monachella assetata di eredita’, si e’ consacrata alla fuga dal mondo. Ambedue hanno rinunziato al loro destino di donne. Alla sterilita’ venale della prostituta, Bosch associa nella sua caricatura la sterilita’ ipocrita della monachella.
In questa duplice sterilita’ si ritrova l’idea che Eva, con il suo peccato, ha distrutto l’armonia spirituale e morale che regnava tra l’uomo e la donna. Dopo la Caduta, l’uomo e la donna, che sono i due poli di ogni vita creatrice, invece di sostenersi e stimolarsi vincendevolmente, restano prigionieri di un egoismo sterile, distruttore di ogni vita. In questo mondo alienato, in cui e’ assente l’amore. scopriamo una sola donna che realizza l’amore nel senso pio del termine, come pura Carita’ al servizio dei bisognosi. Questa rappresentante della caritas e’ la beghina che si trova al centro dell’”organistrum”. I suoi occhi luccicanti scrutano la notte e sono come un appello. Sono i soli occhi, in questa immagine dell’Inferno, che guardano verso l’alto con una espressione di fede, d’amore e di speranza. Ma nel frastuono dell’Inferno si trova un orecchio disposto a cogliere l’appello del suo triangolo?
